Laurea in Giurisprudenza: sbocchi professionali, materie, durata

Laurearsi in Giurisprudenza è una scelta che ancora oggi compiono moltissimi studenti. Se da un lato le prospettive occupazionali non sono più rosee come quelle di una volta (fare l’Avvocato qualche decennio fa era sinonimo di essere molto benestanti, oggi non è più così vista crisi della professione forense) dall’altro la passione per lo studio del diritto sembra prevalere su ogni altra cosa.
Ma cosa comporta lo studio di Giurisprudenza? Quali sono gli insegnamenti principali e quelli più difficili? E quali sbocchi lavorativi possono esserci oltre alle classiche scelte rappresentate da magistratura, notariato e avvocatura? A tutti questi quesiti cercheremo oggi di dare un’esaustiva risposta. In questo articolo vogliamo infatti riassumere tutte le caratteristiche principali della laurea in Giurisprudenza dall’ingresso all’Università fino all’accesso nel mondo del lavoro passando, ovviamente, per il duro e lungo percorso di studio che attende chi vuole conseguire questo ambito titolo.

L’accesso all’Università di Giurisprudenza: test di ingresso

Oggi per accedere ai corsi di laurea in Giurisprudenza è necessario sostenere un test di ingresso.
Da molto tempo si parla dell’inserimento di un numero chiuso in accesso che sia restrittivo. La realtà è però che ancora oggi è previsto si un numero chiuso ma solo formalmente: non di rado (anzi, il più delle volte) coloro che fanno richiesta di partecipazione al test sono in numero inferiore ai posti disponibili, così che tutti gli aspiranti giuristi riescono ad immatricolarsi senza che ci sia un’effettiva e reale competizione con gli altri.
Il test di ingresso a Giurisprudenza oggi contempla essenzialmente una lista di domande a risposta multipla attinenti a nozioni di cultura generale, storia e comprensione del testo giuridico. Chiaramente non è necessario avere strette conoscenze di diritto per affrontarlo (anche perché pochissimi studiano diritto fin dai tempi delle scuole superiori, quindi sarebbe abbastanza ingiusto richiedere una simile conoscenza) ma solo delle ottime basi di partenza generali e in tema di comprensione del testo. In altri termini basteranno degli studi di buona qualità alle scuole superiori per poter passare il test in maniera agevole.
E’ da sottolineare però che in alcune Università il raggiungimento di un punteggio minimo costringe gli studenti a seguire dei corsi ulteriori per colmare il proprio gap: senza questi il più delle volte non è concesso di passare il primo anno di studi. Il rischio più grande è quindi quello di dover affrontare dei corsi ulteriori che comunque il più delle volte si limitano a poche ore di impegno distribuite in un semestre.

Laurea in Giurisprudenza: percorso di studio e materie

Il percorso di studio è certamente tortuoso e difficoltoso e si svolge su cinque anni: questa, a rigor di regolamento, è la durata del corso di laurea in Giurisprudenza (difatti oggi detta laurea è solo magistrale a differenza del passato, ove erano contemplate lauree triennali e, in tempi ancor più remoti, di durata quadriennale).
Ciò non vuol dire affatto che sia impossibile conseguire ottimi risultati: anzi vedrete che tantissimi studenti riescono a laurearsi in tempo e con il massimo dei voti. Però ciò sarà possibile solo mettendo tanto impegno ed applicazione, nonché ampia passione verso gli insegnamenti che si studiano.
Lo scoglio più difficile è certamente il primo anno: non è che le materie in ingresso siano le più difficili (solitamente i primi ostacoli sono rappresentati da Diritto Privato e Diritto Costituzionale) ma, non avendo avuto precedenti esperienze con lo studio del diritto, ciò che manca è il linguaggio giuridico e il metodo di studio.
Queste due componenti sono essenziali per affrontare con successo il percorso imposto dal corso di laurea in Giurisprudenza: vedrete che arrivando al terzo o quarto anno, benché le materie saranno comunque impegnative, capirete bene ciò che dovete sapere e come lo dovete sapere ed esporre e ciò rappresenterà un ampissimo vantaggio (non è un caso infatti che dal terzo anno in poi un po’ tutti gli studenti viaggiano speditamente verso la laurea).
Il corso di laurea è attualmente suddiviso in materie, ciascuna delle quali conferisce dei crediti formativi (CFU, un concetto molto noto a chi è già all’Università e che lo diventerà anche per voi se ancora non siete iscritti): per raggiungere la laurea in Giurisprudenza ne sono necessari 300 (tanti infatti ne sono richiesti a livello nazionale per il raggiungimento di una qualsiasi laurea magistrale).

Quali sono le materie più difficili del corso di laurea in Giurisprudenza?

A questo quesito abbiamo dato ampia risposta in un articolo precedentemente pubblicato su questo sito.
Riassumendo le materie più importanti sono diritto privato, diritto costituzionale, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto penale (generale e speciale), diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto civile, diritto tributario e, last but not least, diritto amministrativo.
Queste materie sono lunghe e rappresentano il cuore del corso di laurea in Giurisprudenza, nonché costituiranno ciò che poi effettivamente vi servirà quando, all’indomani del conseguimento del titolo, vorrete mettere in pratica quanto avete imparato mediante l’occupazione che vi siete scelti.
In ogni caso non temete: consapevoli della lunghezza e difficoltà di queste materie molte Università preferiscono suddividere detti insegnamenti in due tranches ovvero comunque prevedendo la possibilità, dopo un semestre di lezioni, di poter sostenere la prova in itinere (cioè sostenere solo metà esame e poi l’altra metà, ottenendo la registrazione sul portale studente dei crediti formativi conseguiti solo quando avrete completato la materia).


Quali sono le migliori Università per studiare Giurisprudenza?

Anche su questo quesito ci siamo precedentemente soffermati. Per rispondere ci siamo affidati alle classifiche che annualmente vengono compilate dall’Istituto Censis e che riguardano sia la qualità della didattica (sotto la voce progressione di carriera) sia i rapporti internazionali.
Per leggere la classifica completa Censis delle migliori Università di Giurisprudenza in Italia vi rimandiamo all’articolo ove ne parliamo diffusamente.

Dopo la laurea in Giurisprudenza: sbocchi professionali e opportunità lavorative

Ma una delle domande più interessanti riguardanti il corso di laurea in Giurisprudenza certamente attiene a quali siano in concreto le possibilità di occupazione nel mondo del lavoro.
Pur non occupando una posizione ottimale nella classifica delle università che danno più lavoro Giurisprudenza riesce a occupare il 70% dei laureati quando sono trascorsi cinque anni dalla laurea magistrale. Un dato che seppur migliorabile non è di per sé pessimo.
In realtà è da dire che questa statistica risente molto del fatto che nei tempi più recenti non sono stati banditi molti concorsi pubblici, i quali rappresentano certamente lo sbocco principale dei laureati in Giurisprudenza che preferiscono non tentare la strada di avvocatura, magistratura o notariato. In una prospettiva futura le cose dovrebbero leggermente migliorare: seppur non ci si attenda un exploit in termini di selezioni pubbliche comunque dovrebbero essere banditi più concorsi per assunzioni in INPS, Agenzia delle Entrate, funzionari di cancelleria nei tribunali e molto altro. E’ lecito sperare quindi che questo dato migliori in futuro.
Ma un altro aspetto è certamente da tenere in considerazione. Ci riferiamo cioè al fatto che la laurea in Giurisprudenza non permette un’immediata collocazione nel mondo del lavoro come altre facoltà.
Si pensi ad esempio al concorso in magistratura e alla necessità, prima di poterlo sostenere, di dover conseguire almeno un titolo ulteriore rispetto alla laurea (essere avvocati, tirocinio presso i tribunali, scuola di specializzazione per le professioni legali quelli più semplici da conseguire).
Proprio a tal proposito si parla di una riforma dell’accesso alle professioni che dovrebbe riguardare proprio il concorso in magistratura: di detta riforma, che permetterebbe a determinate condizioni di merito (voto di laurea o media nelle materie fondamentali) di accedere al concorso solo con la laurea, si parla già da qualche anno ma non è ancora entrata in vigore. Lo sarà in futuro? Non abbiamo la palla di vetro ma solitamente quando si vocifera insistentemente qualcosa poi quel qualcosa diventa realtà.

Quali sbocchi professionali con laurea in Giurisprudenza?

Quindi riassumendo da un lato una delle strade più battute è certamente quella dei concorsi pubblici; dall’altro una delle strade maggiormente perseguite dai laureati in Giurisprudenza è quella di ricercare un impiego presso studi legali.
Ma questa, che prima era una strada quasi scontata se non la più semplice da perseguire, oggi non lo è più a causa della già prima menzionata crisi della professione forense. Ma cosa bisogna fare per diventare avvocati? Subito dopo la laurea è necessario intraprendere un apposito percorso di tirocinio forense della durata di 18 mesi (ma già sei mesi possono farsi prima della laurea); successivamente è necessario sostenere con profitto l’esame di abilitazione da avvocato che consta di tre prove scritte (parere di diritto civile, parere di diritto penale e redazione atto giudiziario) e di un successivo esame orale (che si può sostenere, banalmente ma meglio precisare, solo se si è conseguita l’idoneità a seguito delle prove scritte).
Più complesse sono le strade legate alla magistratura e al notariato.
Per il concorso in magistratura è necessario conseguire uno dei titoli prima menzionati per poter sostenere le prove scritte; ma il problema più grande è certamente rappresentato dall’elevata selettività del concorso visto che, stando alle migliaia di domande che a ogni tornata vengono inviate, solo uno su dieci aspiranti magistrati riescono a conseguire l’ambito sogno.
Non considerazioni diverse possono farsi riguardo il concorso in notariato, riguardo il quale comunque per poterlo sostenere è necessario sostenere solo il periodo di pratica pari a 18 mesi (anche qui con la possibilità di sostenere 6 mesi di pratica prima della laurea).
Se volete analizzare più approfonditamente gli sbocchi professionali con la laurea in Giurisprudenza vi consigliamo di leggere questo articolo.

Conclusioni

E’ dunque oggi vantaggioso scegliere il corso di laurea in Giurisprudenza? Essa non rappresenta certamente il porto sicuro di un tempo ma se si ha nei confronti dello studio del diritto la giusta passione e la giusta perseveranza nulla è precluso ed è lecito sognare anche il raggiungimento degli obiettivi più complessi e prestigiosi.
In bocca al lupo dunque sia a chi sceglie questo percorso difficile ma pieno di soddisfazioni sia a chi lo ha già scelto e si trova oggi a combattere per diventare un esperto di diritto oltre che un rispettato professionista.