Universitari ma ignoranti, il problema è sempre più diffuso: di chi è la colpa?

Con una lettera indirizzata al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca circa 600 docenti universitari hanno voluto mettere in luce uno dei problemi ormai da tempo noti: quello dell’ignoranza, per lo meno in grammatica italiana, degli studenti all’Università. Con errori, dicono, così gravi da essere rapportati al livello culturale di un bambino di terza elementare.

«Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma – si fa notare nella lettera inviata – non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l’impegno degli insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti».

Migliorare dunque la scuola è una mossa sufficiente per ovviare al problema? Forse. Certo è che arrivare all’Università dopo 13 anni di percorso scolastico dovrebbe essere di per sè garanzia del raggiungimento di un livello culturale minimo e sufficiente per proseguire gli studi. Non sembra essere così, almeno al momento.


Tra l’altro la problematica ha toccato in passato anche la preparazione di studenti già laureati e che si avviavano ai concorsi più prestigiosi. Così ad esempio nei concorsi in magistratura di qualche anno fa molte inidoneità erano dovute a meri errori ortografici e/o grammaticali più che a vere e proprie carenze nel campo del diritto.

Non sempre dunque laurearsi è sinonimo di cultura: anzi molto spesso ci si accorge (a volte anche da semplici post scritti su Facebook) che molti studenti compiono errori grammaticali davvero madornali. Il problema non è però solo scolastico. Anche la carenza di esami scritti in periodo universitario gioca, a parere dello scrivente, un ruolo fondamentale: una preparazione esclusivamente orale non permette alcun adeguato controllo sulle reali conoscenze grammaticali degli studenti così che essi, qualora non abbiano una cultura invidiabile, non hanno modo neanche essere corretti. Addebitare le colpe alle scuole può essere condivisibile. Scagionare del tutto l’Università no.