Davigo: “Per migliorare la giustizia bisogna mettere il numero chiuso a Giurisprudenza”

Numero chiuso a Giurisprudenza si o no? Da tantissimo tempo impazza il dibattito, tanto nelle sedi politiche e istituzionali quanto tra gli studenti che affollano i banchi delle facoltà di Giurisprudenza di tutta Italia. Nei giorni scorsi però, come riportato dal Corriere della Sera, è intervenuto uno dei soggetti più autorevoli a intervenire su questa problematica o forse il più autorevole di tutti. Parliamo di Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Ecco le sue dichiarazioni riportate dal Corriere: “Per far funzionare meglio la giustizia – ha detto Davigo – serve una massiccia depenalizzazione, ma bisogna disincentivare chi fa girare a vuoto la macchina della giustizia. Se dimezzassimo il numero dei processi, si dimezzerebbe anche l’onorario degli avvocati: la politica non è riuscita ad avere ragione della lobby dei tassisti, figuriamoci con gli avvocati. Un terzo degli avvocati dell’Unione Europea sono italiani e oggi il 92% dei laureati in giurisprudenza, visto che la pubblica amministrazione non assume da venti anni e che nelle aziende private ci sono sempre meno sbocchi per i giuristi, diventano avvocati“.


Parole chiare dunque da chi di giustizia se ne intende e non poco. Mettere il numero chiuso a Giurisprudenza migliorerebbe la giustizia forse e potrebbe anche migliorare le aspettative lavorative dei futuri giuristi i quali vivono, da questo punto di vista, un periodo storico certamente non felicissimo. In attesa che si sblocchino vari concorsi nella Pubblica Amministrazione (si parla di tanti concorsi in arrivo tra cui quello imminente da cancelliere giudiziario il cui bando è atteso per il prossimo 21 novembre) sembra che porre un numero chiuso a Giurisprudenza sia ormai una necessità non più procrastinabile.