Giurisprudenza, come cambia l’accesso al concorso in magistratura

Abbiamo parlato più volte sia delle novità in programma per il corso di laurea in Giurisprudenza (che, presumibilmente, sarà a numero chiuso) e anche delle novità per l’esame da avvocato. Ma le riforme in arrivo riguarderanno anche la strada del concorso in magistratura, una delle strade più ambite per chi consegue la laurea in Giurisprudenza. Finora infatti è previsto che per accedere al concorso bisogna avere un titolo tra avvocato, diploma di SSPL (Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali), dottorato di ricerca ed altri tra quelli indicati dal bando. In futuro saranno invece previste alcune forme di accesso diretto al concorso.

Sono due dunque le novità principali secondo le prime bozze della prossima riforma. La prima è che chi è avvocato non potrà, avendo solo questo titolo, partecipare al concorso: il che è stato ampiamente criticato da chi è oggi avvocato e in futuro potrebbe non poter più provare il concorso in magistratura. E’ vero che la norma agirebbe per il futuro ma è altrettanto vero che a far fede è il bando di concorso: così chi oggi è avvocato dovrebbe conseguire uno degli altri titoli per i quali è ammessa la partecipazione al concorso.


L’altra novità invece è positiva e ha riscontrato il favore di tanti studenti. Sono previste infatti forme di accesso diretto (evitando dunque di spendere inutilmente tempo – almeno due anni dalla laurea – e denaro) per gli studenti più meritevoli: quelli cioè che hanno un voto di laurea pari o superiore a 108 e una media voto di almeno 28 nelle principali materie del corso.