Notte prima degli esami (universitari)

Reperiamo sul web un simpatico post pubblicato sul blog ROMAnzo universitario . Ecco come sono per gli universitari le lunghe notti prima di affrontare un esame…

Quando un anno fa trascorrevo la ‘’notte prima degli esami’’ a maledire il malcapitato Orwell, protagonista della mia tesina, ero convinta che quella fosse l’ultima settimana che mi separava dalla libertà. Credevo fermamente che dopo non avrei passato più notti in bianco a ripetere materie insulse di cui non capivo l’utilità. Credevo che non mi sarei mai più addormentata con le fotocopie stropicciate di improbabili disegni astratti che qualche professore si ostina a chiamare ‘’funzioni’’. Soprattutto, credevo che non esistesse niente di peggio.

Ecco, appunto, CREDEVO.
A distanza di un anno, i libri sono aumentati, le fotocopie mi sommergono e ho la netta sensazione che anno dopo anno sarà sempre peggio.

Se c’è un’esperienza che segna la vita universitaria e tempra il carattere per sempre, quella è la notte prima di un esame. Ogni studente parte con una strategia ben precisa: studiare in tempo, arrivare il giorno prima già ben preparati così da dover fare solo una ripetizione generale, e andare a dormire presto per essere riposato il mattino successivo.


Questo è come parte: il problema è come arriva. Se ci arriva.

Se l’esame è importante, non importa quanto tu abbia studiato, come per magia appariranno ‘’dispense facoltative’’ (leggi: unico argomento delle domande in sede d’esame) di volume pari o superiore a quello del libro che fino a quel giorno hai palesemente ignorato.
Nel tentativo disperato di impararle, inizi a studiarle in maniera ossessiva, oberando la tua memoria che in risposta allo stress a cui è sottoposta decide di eliminare arbitrariamente tutto ciò che ha archiviato precedentemente. A quel punto ogni riferimento ad un articolo o ad un argomento collegato fa uscire allo scoperto i vuoti di memoria che si stanno formando: l’unica soluzione sembra essere il suicidio assumere abbastanza caffeina e taurina da sfruttare a pieno le sette ore che separano dall’appello. Roba che se ti facessero gli esami del sangue in quel momento, un bel servizio speciale a Mistero sulle tue funzioni vitali non te lo toglie nessuno. Arrivi ad un punto in cui ti svegli direttamente la mattina dopo con una serie di macchie giallo evidenziatore sul viso e il codice al posto del cuscino, chiedendoti: ”Perché a me?”

Poi ci sono gli esami c.d. ‘’complementari’’, quelli inutili da 6 crediti o poco più, dove il voto medio è 29,9 periodico. Trattati alla stregua dell’ora di Arte allo Scientifico o di Matematica al Classico, prima di questi esami l’adrenalina prodotta a causa della sessione trova sfogo nei modi peggiori. Se tutto va bene, ti ritroverai la mattina dopo con quarantacinque sveglie programmate saggiamente in anticipo e ottanta messaggi della tua migliore amica che ti ricordano che tra esattamente tredici minuti e ventidue secondi hai l’appello.

Eppure, esattamente come alla maturità, la mattina dell’esame quelli bravi continueranno a prendere trenta perché tanto ‘’non sapevano niente’’, quelli bravissimi (vedi: i già avvocati) a prendere tutte le lodi perché ‘’va be ma mi ha chiesto la legge 234/2012, dimmi chi è che non saprebbe rispondere’’, gli studenti normali a confidare nel karma e nei santini nel portafoglio e gli scansafatiche ad andare male ‘’per colpa del professore stronzo’’. Quindi in bocca al lupo ai maturandi, ai maturati e anche a quelli ormai marci… per quello che mi riguarda, ”io speriamo che me la cavo!”