Giurisprudenza: per cogliere il successo professionale bisogna saper… aspettare

Che il percorso scelto dagli studenti di Giurisprudenza non sia dei più brevi è noto da tempo. Ma negli ultimi tempi le cose sembrano essere ulteriormente peggiorate. Leggiamo sempre di classifiche in cui Giurisprudenza è tra le lauree che dà meno lavoro: questo è vero, ma parzialmente. Vi spieghiamo perchè.

Leggendo le classifiche Almalaurea della XVII indagine sulla condizione occupazionale dei laureati ci rendiamo conto di come a un anno dalla laurea solo il 34% degli studenti di diritto ha trovato una collocazione nel mondo del lavoro: solo 1 studente su 3, per intenderci. Il discorso cambia, e non poco, se si analizzano i risultati a 5 anni dalla laurea: lavorano infatti il 73,5% dei laureati in Giurisprudenza. Ci sono lauree che danno molto più lavoro e il risultato di Medicina (97% dei laureati lavora entro 5 anni dalla laurea) appare un miraggio: tuttavia vanno fatte le dovute differenze. A cominciare dal fatto che a Medicina e in tante altre facoltà che rinveniamo nei primi posti di queste “speciali” classifiche c’è il numero chiuso: è chiaro che se gli studenti sono già limitati in anticipo sarà poi più alta in proporzione percentuale la quantità di quelli che trovano lavoro.


Ma non è tutto: a rallentare la carriera degli aspiranti giuristi è anche il contesto o, per essere più precisi, le regole attualmente vigenti. Non vi è infatti alcune professione giuridica che si possa fare senza dover attendere almeno 2 anni dalla laurea. Perchè per fare l’avvocato devi aver fatto 18 mesi di pratica più esame di abilitazione, se vuoi fare il notaio 18 mesi di pratica (che poi, per preparare un concorso di simile difficoltà, ci vuole molto più tempo) e non parliamo di tentare il concorso in magistratura: essendo quest’ultimo un concorso di secondo grado, bisogna prima di provare (solo provare eh, poi bisognerebbe anche vincerlo) bisogna avere un titolo tra abilitazione alla professione di avvocato, dottorato di ricerca, diploma della scuola di specializzazione per le professioni legali (SSPL) o aver svolto il tirocinio presso gli uffici giudiziari.

Insomma lavorare nell’ambito del diritto richiede fondamentalmente due cose: pazienza e sacrifici. Non tutti sono disposti a farli ed è per questo che ognuno dovrebbe ponderare bene prima di iscriversi a una facoltà tanto impegnativa, sia durante il percorso universitario che soprattutto dopo. Ma i risultati ci sono, si possono cogliere e sono non di poco conto. Non è un caso infatti che nelle classifiche che parlano di retribuzione media i giuristi si trovino sempre nelle posizioni più elevate; testimonianza questa che la professione che si consegue è prestigiosa e ben retribuita. Bisogna solo saper aspettare un pò. Con tenacia e pazienza i risultati arriveranno.